MELODRAMMA IN TRE ATTI'
coir , MUSICA DE PIETRO PIATANE^
VIDDITOA mU
MELODRAMMA IN TRE ATTI
MUSICA DEL MAESTRO
PIETRO PLAT4NIA
DA RAPPRESENTARSI
NEL TEATRO ARGENTINA
LA PRIMAVERA DEL 1867.
ROMA
Presso Gio: Olivieri Tipografo della Romana Univ.
CO» FEH MESSO.
A L L È T T 0 R E
Gli Slavi, popolazione originale , che in epoca oscura alla storia 9 avendo abbandonati i dintorni del mar Baltico , vennero a stabilirsi tra 1' Elba , la Vi- stola e il Danubio , son noti per la loro indole sel- vaggia e caratteristica. Teneano sacra la vendetta 7 e non toglievansi di vista il vestimento dell' ucciso , se non dietro averlo vendicato- L' ospitalità , V ami- cizia , V amore aveano in essi quella decisa energia eh' è propria di ogni tribù selvaggia. Nel secolo de- cimo i Veneziani , avendo conquistata la Dalmazia , ebbero che fare eziandio con la Slavo nia , sulla qua- le voleano estendere il loro dominio. L' autore si è valso di questo filo istoricò come fondamento del presente Dramma.
PERSONAGGI ATTORI
LIDA , giovane Slava sposa
di Sigg. Firg. Pozzi-Branzanti
VENIERO, veneziano . . Gio: Valentini-Cristiani IVANO, fratello di Lida . Cesare Boccolini COMAL, vecchio slavo . . Luigi Vecchi MALVINA \ confidente di
Lida ....... Elvira Ricci
Un fanciullo N. N.
Cori e Comparse.
Contadini - Montanari di ambo i sessi - Guerrieri - Sacerdoti - Anziani - Popolo.
3N eli7 atto 1° le danze popolari saranno eseguite dal Corpo di ballo.
L1 azione è in un villaggio della Slavonia sulle sponde del Danubio - £S epoca il secolo X.
La 1a , 3, e 4a scena è stata dipinta dal Sig. Giu- seppe Ceccato , la 2a dal Sig. Luigi Bazzani , la 5a e la 6a dal Sig. Carlo Bazzani.
Maestro Direttore della Musica Sig. Eugenio Terziani Poeta Direttore di Scena Sig. Giuseppe Cencetti 1° Violino Dirett. d' Orchestra Cav. Emilio Angelini M°. Istruttore de' cori sig. Vincenzo Molajoli Buttafuori di scena sig. Fabio Arrighi Direttore del vestiario sig. Giuseppe Parenti Machinista sig. Francesco Morelli Attrezzista sig. Andrea Unzere
Tutte le decorazioni sono di proprietà dell' im- presario Sig. Vincenzo Jacovacci.
U libretto è di proprietà dello stesso Maestro.
5
ATTO ^BllO
Amena campagna sulle sponde del Danubio. Da sinistra due vie, una che conduce sur una altura V al- tra in un piano, d' onde si scorge il vestibolo d' un tempio in forma triangolare. In lontananza veduta dell' antica città di Reidgost. È un bel mattino di pri- mavera. - Si festeggia V anniversario delle nozze di Lida. Gran movimento festivo fuori e dentro la sce- na; ma tutto con semplicità.
SCENA PRIMA
Fanciulli, che colgono fiori; e li deppongono in canestri; Donzelle, alcune sedute intessono ghirlan- de e mazzetti, altre carolanti, ed altre che passeg- giano. - Coro di fanciulli e donzelle) Coro di donne Come ride 1' oriente
Al fulgor del sol nascente ! Grato incenso al cielo estolle Ogni piano ed ogni colle.
Voci LONTANI? DI UOMINI
Viva Lida ! A te sorrida Fausto imene, e lieto amor ! Parte del coro Di tripudi, danze e canti Son le sponde risonanti. Altri Della gioia la più pura
Tutta ter ve la pianura. Voci di dentro e più vicine Villanelle, a festa a festa Accorrete, e voi pastor.
SCENA II.
Contadini e montana?^ che discendono dalV al- tura con istrumcìiti villarecci; indi Lida, M alvina e z precedenti '.
Donzelle (correndo incontro a Lida) Fiori e canti a Lida bella;
f» ATTO
Essa è qui lucente stella. Tutti [offrendole dei mazzetti)
Viva Lida ! Ai nostri cori
E sorriso dell' amor. Lida {prende un mazzetto)
Grazie a voi - Tornate ai fiori;
M' è palese il vostro cor. Tutti yiva Lida ! Ai nostri cori
E soxtìso dell' amor. (si allontanano)
SCENA III.
Lida e Malyina
Lida O care e liete immagini
Di gioia e di splendore,
Ah ! perchè mute e pallide
Piombate sul mio core ? Sento una voce, un palpito
D' amore e di martir...
Non può dal ciel tal vincolo
11 padre benedir ! Mal. Perchè?
Lida iNon sai che un Veneto
Mio padre trucidò ? Mal. E un prò' guerrier pur veneto
D' un figlio ti beò. (suono di marcia e grida di gioia che si avvicinano) Lida Suon di trombe da lontano !•..
Mal. Festa è ovunque...
Lida E in me dolor !
Cono (di dentro)
Viva il prode ! Al forte Ivano
Facciam tutti plauso e onor ! Lida Mio fratello ! ...
Mal. Andar dovrai
Oggi altera ... Lida (Oh mio terror ! )
Mal. Riede Ivano al patrio tetto :
T' ama tanto il tuo consorte ;
Fior d' amor è il pargoletto ;
Qual miglior della tua sorte ? Lida O Veniero ! o figlio mio !
Per voi trema , agghiaccia il cor.
PRIMO 7 Unica mia deliaia
O mio conforto, amore,
A voi d' accanto un' estasi
La vita mia sarà. Ma se feroce 1' odio
Rugge di Slavo in core,
Col sangue d' una vittima
Alfin si spegnerà. Mal. Vieni, s' accalca il popolo;
Volgiamo altrove il piè. (partono)
SCENA IV.
Coro di contadini e montanari di ambo i sessi , fanciulli che a poco a poco popolano la scena
Coro di Uomini Già perduto si credea Il rampollo degli eroi; Vincitore qui fra noi Ei fra poco giungerà.
Altri del coro che arrivano
E presso alla riva Col vecchio Cornai lo. Donne e Fanciulli Di sopra quel vallo
Goder si potrà. Uomini Perchè non si vede
Cogli altri Veniero ? E un Veneto altero Che uguale non ha.
(Ascendono sopra un poggio
Parte del coro
Fors' ei non ignora, che il nostro valore Dell' Adria al leone P ardire domò.
Altri E eh' ei di Venezia per noto rancore, D' Ivano a dispetto la suora sposò.
Tutti Ivano, P amico del nostro villaggio,
Ai più generosi non cede in coraggio ; Or carco di allori fra mille guerrier, Incede.,, s' avanza... sgomhriàmo il sentier,
8
ATTO
SCENA V.
Ivano, Comal e coro, che al comparire d} Ivan© pro- rompe in voci di evviva. - Soldati slavi a suono di marcia trionfale traversano la scena , avvian- dosi verso il tempio. In tal mentre ha luogo il seguente dialogo
Iv. « O cara terra ! o cielo !
« Io ti riveggo alfin , dopo tanti anni « Di sanguinosa guerra !... « Io sì fiaccai V indomita baldanza « Al Veneto rapace,
« Ch' estender qui volea la sua bandiera, « ]Non fu sì forte il braccio mio nel campo, « Quanto tremendo piomberà sul crudo « Vile assassin del prò* Svaran, mio padre,
Com. « Ah sii pietoso !
Iv. « E parla
« Accenti di pietà labbro di Slavo « Quando vendetta freme ? « Vili tre volte , abbominati, infami « Figli dell' Adria tutti !
Com, » Ah non è vero !
« T' accieca il tuo furor Un tal Veniero, « Veneto anch' ei, non è, non è di questi. « Generoso, cortese al par che prode, « Del mio figliuolo a lui debbo la vita,
Iv. « Quai detti ?
Com. « Prigioniero
« Dell' altera Venezia , « Dannato a morte egli era ; « Nessun conforto o speme « Lontan da me, gemente padre, avea. « Di sua pietà vedea
« Veniero il duol, se ne commosse, e sciolto « Libero il rese. E a lui, nobil guerriero , « Tutto il danno tornò. Che perseguito « Qual traditor, lungi da' suoi, non trova « Che in me un amico, e in questo suolo un tetto.
Iv. « Che dici ? Ov' è quest' empio ?
Com. « Ove trascorri ? Andiam; mi segui al tempio. «
(& avviano verso il tempio)
TERZO 9 SCENA VI.
Stanza in casa di Lida. Yeniero solo.
Vin. Quali funesti giorni
D' amara vita io traggo ! La tua mestizia, o Lida, E potente veleno che m' uccide. Ahimè! presago è il core! O terra mia, Me innocente dannasti; io dell' esiglio Nei dolori incompresi a te deliro, Mi volgo, invoco in pianto, a te sospiro ! Oh mia Venezia ! oh memore
Adriaca laguna !
Più non vedrò la splendida
Beltà che in te s' aduna.
Sol mi sorride un genio
Neil' ombre del dolor.
In te, mia cara, un' iride
Avrò di speme e amor.
SCENA VII.
Lida, Malvina con un fanciullo e detto,
Lida O sposo, o mia delizia !
Ven. O Lida, figlio mio !
A due (abbracciandosi)
L' amor, la patria, V Eden
In voi ritrova il cor. Lida E giunto Ivano : al tempio
Ei muove. Vej*. Oh cielo !
Lida Al figlio
Sovrasta rio periglio.
Questo innocente pargolo
S' involi al suo furor. Vew. Tu sei con me: dall' anima
Bandisci un vii timor. Chi dal paterno core
Osi strapparlo, tremi !
Sfido brutal furore,
Son veneto guerrier.
10 ATTO
Lungi da queste porte
Giorni trarrei di morte ;
E a me per voi la tomba
Viltà sarìa temer, Lida Andiam da lui.
Vbn. Mia Lida,
Che dici mai ? Lida Mi segui
Ven. Dove ?
Lida Ti sien di guida
I passi miei, Venier !
SCENA Vili
Tempio di Perun , ornato di simboli e simulacri di divinità slave con elmo e corazza. Porta chiusa in fondo di forma triangolare. Nel centro statua colossale del Nume fiancheggiata da due genii , il buono e il cattivo: A quando a quando s'ode tuonare in lontananza.
Ivano, Comal, guerrieri , sacerdoti , popolo.
1° Coro O formidabile possente nume,
Dall' occhio vigile, eterno lume ! 2°Coao Per un benefico, spirto gagliardo,
A noi propizio volgi lo sguardo, Donne e Fanciulli Tu all' alme suscita la speme ardita
Neil' odio vindice del tuo furor. Tutti Tu luce e tenebre di nostra vita,
Tu fuoco e turbine sterminator.
(/ tuoni rumoreggiano gagliar demente) Se per poco ti mostri adirato,
Sin dall' imo rovescia il creato ;
Tu punisci lo slavo spergiuro
Che la soglia ospitale tradì.
Ah ! son sacri la fede , lo giuro,
Per chi solo i tuoi cenni adempì.
SCENA IX.
Lida, Veniero che rimane in disparte, e detti.
Lida Prode Ivano, invitto duce,
Pien di lauri il crine adorno, Presso a noi ti riconduce La vittoria ed il valor.
PRIMO 1 1
Iva. Mia sorella !
Lipa (stringendolo al seno) Deh ! m'abbraccia. Iva. Per me lieto è questo giorno.
Lida Sposa io sorì.
Vek. (11 cor m' agghiaccia)
Lida (prendendo per mano Veniero , lo presenta ad Ivano)
Ed è questi il mio signor. Com. Chi vegg' io ? Venier ! (accorrendogli)
Ven. (abbracciandolo) Comallo !
Iva. (Qual sospetto ! (a Cornai) Forse... desso
È quel tal? Lida (Oh istante ! )
Com. (ad Ivano) Ei stesso:
Perchè fremi ? Iva. (coprendosi il volto colle mani)
O mio rossor ! (lampi e tuoni) [con ira repressa a Lida in disparte) Tu d' un Veneto consorte ? E fia vero ? Ah no, giammai ! Lida Quel che il cielo unì, la morte
Separar , non tu potrai. Iva. Dell' infamia del delitto (con furore)
E P eccesso smisurato ; Un terribile conflitto L' ombra inulta placherà. Questo nodo abbominato 11 mio ferro troncherà. Com. Ah ! ti placa Ivan , pei cari
Padri tuoi, per qnesto antico Crin canuto dell' amico..». Iva. Noi sperar.
Com. Rimorsi amari
Il tuo core piangerà. Deh ! t' arrendi ! Iva* ]\on poss' io.
Lida Cedi, ah cedi al pianto mio ! (ad Ivano)
Ei sebben Veneziano, Ha di Slavo e mente e cor. Iva. Mei prometta e... tosto.
Lida Ivano,
Di' , che brami ? Iva. Un giuramento;
12 ATTO
Tergerà col pentimento Ei la macchia e il disonor. Ven. (Ove son ? che far degg' io ?)
Com. {prende la destra di Veniero e V accosta a quel- la dr Ivano)
Egli a te s' arrende già. Iva. (a Veniero) Giuri al ciel !
Ven. (lo tremo, oh Dio! )
Com. (a J^eniero) Giura al ciel. (mentre Peniero è per distender la mano in atto di giuramento , un uragano impetuoso spalanca la porta del tem- pio e spegne i lumi. Terrore generale. In fon- do scorgonsi le onde procellose del fiume , ed una barca presso a sommergere.) Tutti Che mai sarà ?
Lida (D' orrore un tremito
In sen mi piomba, E tutta invademi Un gel di tomba. Non posso reggere, Vacilla il pie.) Ven. e Com. (Un gel trascorrere Sento per V ossa; Quasi da folgore L' alma percossa, Incerta e trepida Non sa perchè), lv. e Slavi (Dell' ira al tremito
-pv . miei . Dei . tormenti suoi
Si mesce il sibilo Degli elementi, Che pronta invocano
Vendetta a *ne te.
Iva. {risoluto) Sia Svaran vendicato,
E il suo tetto non più contaminato.
SLàvi {ripetono) Sia Svaran vendicato,
E il suo tetto non più contaminato !
PRIMO 13
SCENA X.
Donne e fanciulli piangenti entrano frettolosi , e sì prostrano innanzi al simulacro , e i precedenti .
Coro di donne e fanciulli
Già preda all' onde in fragili navigli, O Ciel soccorri i nostri padri e i figli» Alle madri, alle spose, ai genitpr. Deh ! gli rendi, o signor !
Il besto del coro.
Preghiam, preghiam per lor !
(rimangono in ginocchio)
Ivano e gli anziani coi pugnali sguainati.
tutti SJuiate9 vendetta tremenda £S 01 giuriamo,
(la tempesta è al suo colmo) Sul capo omicida dal cielo discenda !
Liba, V»n. Com. E V onta mortai - cancelli il pugnai !
Tutti Trafitto, squarciato tra fieri tormenti,
La polvere iniqua ne sperdano i venti, Né resti memoria del vii traditor.
(Quadro, abbassi la tela.)
14
ATTO SECONDO
Stanza rustica a pianterreno coperta di travi, dal cui centro pende una veste insanguinata: porta in fon- do aperta, d'onde si scorgono in lontananza vedute pit- toresche di campagna. Una rozza tavola, e pochi arnesi logori per vetustà sono sparsi qua e là disordinatamente.
SCENA PRIMA
Ivano seduto, tien appoggiato il capo sulla tavola. Dopo breve pausa esclama:
Il doppio oltraggio alla paterna tomba Cancellerò col sangue ! Mi pagherai tu V onta, O veneto superbo, e tu del pari Indegna figlia di Svaran, già sposa All' assassin del padre. Te per punirti, o ria, Farò strumento alla vendetta mia. Per ignoti estranei lidi Io cercai quel maledetto, Or che torno al patrio tetto Lo ritrovo in braccio a te. Suora indegna ! e tu sorridi A quel perfido sgherano, E tu stringi quella mano Che la morte al padre ahi ! die ! Voci lontane Sia Svaran vendicato,
E il suo tetto non più contaminato. Iva. (alzandosi gitasi forsennato trae dal petto un Ombra del padre irata, pugnale) Ah placati, sarai tu vendicata !
(con T'abbia lo appunta sopra la tavola)
SCENA II.
Ltda e detto
Lida Eccomi, Ivano, ai cenni tuoi.
Iva. (scuotendosi) Sorella !
15
Lida Che vuoi da me ? favella.
Iva. Siedi. Goder d' un tuo dolce sorriso
Fammi !" (invita a seder Licia) Lida Non sempre il riso
È del cor testimone. 11 tuo ritorno
Air avito soggiorno
D' un pensier mi conturba. Iva. Ed è ?
Lida Del genitor la rimembranza
L'insperata vendetta... Iva. La brami ? Lida (con risentimento)
E il chiedi ? Ve' tuttor pendente La di Svaran la veste sanguinosa . Iva. Ahi fera vista ! Lida Oh padre !
Ah quanti colpi ! e quante Ferite ! or qual m' è dato Soffrir, finché tu resti invendicato ! Ahi ! pel notturno orrore Spesso mei veggio accanto; Muto mi guarda, e in core Sento agghiacciarmi il pianto. Ah se la mano ignorasi, Se penso ognora a te, Ombra fatai terribile, Dimmi che vuoi da me ? Iva. Che vuol? tergi le ciglia!
L' ombra del genitor Chiede all' amata figlia Che sveni 1' uccisor. Lida Ove si celi additami ,
E obbedirò tti allor. (pausa) Iva. Ebben, Lida, se sapessi (risoluto)
Chi tuo padre ha trucidato, Che faresti ? Lida (titubante) Io !
Iva. (con più calore) Sei vedessi
Qui davanti, inesorato A ferire il braccio avresti ? Lida (risoluta) Slava io son. Iva. Assai dicesti.
Deh m' abbraccia, e il cenno mio
16 ATTO
Ti prepara ad eseguir. Lidà Sì; ma pria saper vogl' io
In qual por dovrò ferir* Iva. Oh ! non chiederlo: è un arcano
Che non posso disvelar.. Li da Ip ten prego !
Iva. Il preghi invailo.
Lida (Qual njistero §i nasconde !)
Iva? (Ella trema, si confonde.)
(prende il pugnale che dà a IAda)
Ecco il ferro... 3. te s7 addice
Or quest' opra consumar. Li da (risoluta) Pronta ip son. Iva. Da te più accetta
Fia del padre la vendetta;
Giura.
Lipa Giuro all' esecrando
Odio e morte fulminar. Iva. Profferito è il giuramento;
Sarà pago il mio pensiero: Per sì lieto e fausto evento La mia gioja ugual non ha. La vendetta, iniquo, è presta; Non è sogno lusinghiero: Più terrinile e funesta L' ira mia ti piomberà. Del crudel presentimento Che mi sta nel cor confitto? Pos§a questo giuramento Il mio duolo soffocar. Per Venier, per V amor mio Sfiderei maggior conflitto: X)n istante... e alfin poss' ip Nel sorriso i dì passar.
(Ivano si allontana)
SCENA IH. Lida sola , e poi Veliero.
LgDA Quest* arcano tremendo
Mi turba il cor!.. Venier nonriede... ei soIq Conforto alle mie pene, ei sol può farmi Vincer dubbiezza tanto amara e re$ !
SECONDO 17 Che far ? Io tremo ! Ven. Lida !
Sei tu ? Li da O mio Veniero !
A due L' amor , la patria , P Eden
In te ritrova il cor. Ven. Perchè sì triste?
Lida Un funesto pensiero
Ch' esprimere non so, wl ange e addolora: Penso all' estremo anelito Del padre mio. Ven. Ti calma, o mia diletta,
Verrà il bramato dì della vendetta, Lida La vendetta che giurai,
Oggi forse compirò. Ven. Oggi ! e come? è noto ornai
L uccisor chi fosse ? Lida No^
Pure,., oh Dio ! nelP alma io sento Un terribile sgomento, Che tremar mi fa. Ven. Mia Lida,
Non ti vinca la pietà. (Dal fondo della scena apparisce Ivano, segui- to da Cornai e dagli Anziani, che si arrestano sul limitare della soglia) Lida (trae dal seno il pugnale)
Di mio padre P omicida Questo ferro svenerà. Ven. (riconoscendolo) (Cielo !) Iva. (in disparte) (Iniquo!) Ven. (Agli occhi miei
Luce orrenda balenò !) (a Lida) D? onde P hai ? svelar mi dèi
Quest' arcano... Lida Ti dirò...
Ven. Non mentire.
Lida II ver favello:
Mei donava mio fratello. Ven. Cielo ! Ivano ?
Lida Ed egli solo
Può tue brame secondar.
18
ATTO
SCENA IV. Ivamo, Comal, Malvina, Donne, Slavi ei precedenti. Iva. (fermandosi in mezzo alla scena)
Egli è pronto. Un giorno al suolo,
Presso il coi'po insanguinato
Di Svarano trucidato,
Si rinvenne quelP acciai*. Tutti (meno Veniero e Ivano)
Di chi fia mai ? Iva. (ironicamente) Chiedetelo,
Chiedetelo a Veniero. Coro Lo svela
Ven. E mio.
Lida Tuo !
Com. e Mal. Oh fulmine !
Lida Io gelo ! (a Veniero) E dici il vero ?
Vept. Son Veneto.
Lida Oh dolor !
Tutti (meno Lida, Cornai e Malvina)
Vendica il genitore. Lida Ciel !
Tutti (meno Lida, Coniai e Malvina)
Morte all' uecisore ! Lida (risoluta si avventa verso Veniero
Muori !... (fa alcuni passi, indi retro- cede, lasciando cadere il pugnale) (Mi manca il cor!) Iva. T' arresti ?... e slava sei ?...
Coro Ferisci
Lida (con risoluzione.) JNo: son madre ! (additando Ven.) Orbar non vo' del padre
Il figlio mio ... Iva. (cogli anziani) (Oh furor !)
Mal. (colle donne) (Che orror !)
Lida (Chi rattenne il braccio mio ?
Chi raffrena il mio furore ?
Lo potè quel Nume ond' io
Sì possente ho in cor V amore. Cancellar non può il pensiero
La tua immagine, Veniero). (ad Ivan.) L' empio giuro in te ricada,
Di mia fede ingannator. VEir.(aZ'V/.)Quei tuo padre? nell'incanto
Del più lieto ardente affetto,
SECONDO 19 T' ho dannata a eterno pianto, E son reso odiato obbietta. O mia Lida, in me ricada Tutto il vindice furor ! Ivaito, Gom al, Slavi, Malvina, Donne. Qual tumulto, qual conflitto
Di pensieri il cor ^ assale !
tv mia
sua €asa 10 ve&S10 scritt0 Già 1' estremo dì fatale. (Sciagurati, in voi ricada (Ah su i miseri non cada)
Il mio vindice furor! suo
Lida (risoluta a Feniero)
Perchè crudele e perfido,
M' hai il padre assassinato ? Ven. Io noi conobbi, credemi;
Fui irriso e provocato...
Ah ! non sai tu che ingiurie
Mosser la rabbia in me. Iva. Mentisci. Ven. Vile !
Iva. (scagliandosi col pugnale contro Veniero)
Or compiasi
Il tuo destin tremendo. Com. (pr attenendo il braccio di Ivano)
Ove trascorri ?... arrestati ! Sla. (sguainando i pugnali)
La morte a lui ! Llda (frapponendosi) Che intendo !
Ven. (ponendosi in guardia con la spada)
Io solo basto Lida e Com. a Veniero) Arretrati ! Ven. (ad Ivano, additando gli Slavi)
E sfido lor con te. Iva. Nel sangue tuo detergere
Vo' T onta. Vbn. (ad Ivano) Vieni. Lida (con grido straziante coprendosi il viso)
Ahimè !...
Tant' ira frenate - crudeli un momento; Il cor vi penètri - di madre V accento !
20 ATTO SECONDO
Se spose accoglieste, - se figli nel petto, Vi parli un istante - nelP alma pietà.
Com. Ivan non macchiarti - d' infame delitto IV amico difendo - in questo conflitto: Passar col pugnale - dovrai questo petto, Innanzi che spento - Vèniero cadrà.
Iva. Non odo, non sento - che d' odio la voce; Sol parla allo Slavo - la speme feroce Di fera vendetta - che fer vegli in petto, Che sangue domanda, - e sangue otterrà.
Ven. Di padre, di sposo - sopita è la voce,
Chè tutto m7 invade - la rabbia feroce;
(agli slavi)Mdi pria che il pugnale-trapassi il mio petto, Qui ognuno di voi - cadere dovrà.
Li da Veni ero rammenta, - sei padre e consorte, Che lasci nel pianto - il figlio con me.
Ven. (a Lido) Segnata è nel cielo - la mia, la tua sorte, O spento sotterra - o lieto con te.
ShA.(ad Iva ) Dal sen della tomba - ascolta la voce Del padre che chiede - vendetta feroce: * Ivano, ferisci - dell' empio sul petto, E F ombra cruenta - placata sarà.
M ALVINA e DONNE
Terribile notte - di fiera vicenda;
Di tante trascorse - è questa più orrenda !
Noi mute, frementi, - straziate nel petto,
Attender dobbiamo - quant' altro avverrà. Iva. (a Com.) Ti scosta ! Com. (ad Iva.) T' arrendi !
Lida (a Ven. ed Iva.) lo v? offro il mio petto:
Ferite ! Ven. (ad Iva.) Mi segui ! Lida (prostrandosi a Ven.) Pel figlio... pietà!
(Quadro, abbassi la tela).
21
ATTO T H E 25 O
Grotta praticabile rischiarata da una face, - In fon" do luogo remoto sparso d' alberi.
SCENA PRIMA
Veni ero, indi Co mal.
Ven. O d' amistà verace
Onnipossente fiamma ! Com. Caro Veniero ! (entrando) Ven. Amico ! e più che amico
Padre ... Cornai , a te deggio mio scampo ! Com. Deh cessa ! Ven. A te m'affido.
Com. Fuggir da questo lido
Tosto dèi tu. Ven. , Che sento !
E Lida, e il figlio mio
Abbandonar poss' io ? Com. Assai maggior periglio
Per te sarian. Ven. Oh cielo !
Disquarcia il denso velo
Al dubbio favellar. Senza vederla pria,
Salvezza non vorria;
Se amor mi vuol sua vittima.
Mi vo' sacrificar. Com. Per te presagio infausto
Mi fa tremar il cor. Ven. Ti spiega almen !
Com. Ascoltami,
E fremerai d7 orror. Velato il ciel di tenebre,
In folta selva oscura,
Sognai veder al placido
Silenzio di natura,
Disteso fra la polvere,
Tutto di sangue intriso,
Slavo vegliardo, ucciso
22 ATTO
Da veneto guerrier. Ven. Quali funeste immagini
Richiami al mio pensier ! Com. Odo uno squillo: splendono
Mille pugnali allora,
E mille grida echeggiano:
«Muora, 1' iniquo muora !»
11 tenebror diradasi
Per cento faci accese;
Te scorgo in gran pericolo;
Prendo le tue difese;
E come mobil spetro
Volo gridando « indietro »
Quand' ecco tra le folgori
Voce tonar s' udì. « Prode Cornallo, arrestati !
« Di lui vendetta anelo;
« Solo il suo sangue spegnere
« L' ira potrà del cielo ,
E quella voce orribile
Mi rimbombò nel petto,
Tal che destommi rapido,
E rimbalzai da letto. —
Udisti ? segni or questi
Sono per te funesti.
Che fai ? t' arrendi ! ah seguimi !
Fatai P indugio è qui. Ven. Son larve che dileguansi:
I sogni di terror
Lasciali al volgo... Com: Arrenditi !
Ti muova il mio dolor.
ry XT Vieni, mi i. . . i Com. e Veiv. tt .-segu intrepido
Vengo, ti & o r
Ove ci guida il fato;
Come uno spirto etereo,
Mi avi f^costante a lato, J 1 avrò
E d' amistade il palpito
INeir ora del periglio,
Sapra vigore infondere
Ognor novello in me;
E il pane dell' esiglio
Dividerò con te. (escono dalla grotta)
TERZO 23
SCENA II.
Coro di Slavi, venendo dalV interno della grot- ta, imbacuccati, guardinghi; e cauti parlano som- messamente fra loro.
1 Coro Vel dissi, quel veglio - non trovasi adesso;
Dolente ed oppresso - con lui ei partì.
2 Coro La ridda stanotte - vedeste dei- morti ?
In orride grotte - lamento - s' udì.
1 Coro Di fiera vendetta - dal nostro guerriero
Il veneto altero - colpito sarà.
2 Coro Silenzio ! attendiamo - il cenno d' Ivano,
Raccolti nel piano - finch' egli verrà. Tutti Ma se giusta è la vendetta,
Se a Svaran la vita ha spenta, Cor di Slavo non dissenta Contro il perfido Venier. Ben Comallo ognun rispetta Neil7 amico del suo core; Ma s' è stato un traditore, Ei trafitto dee cader.
(si dispèrdono)
S C E N A Ili.
Ivano in grandissima agitazione ; indi il Coro che ritorna
Iva. Stolto ! in Cornai fidarmi ? un traditore,
Un vile egli è. - Tremate, iniqui entrambi !
Ogni varco allo scampo io vi precludo.
Placar la sanguinosa
Ombra paterna solo a me si spetta.
L' infame nodo è forza
Frangere... e tosto... oli non tardare, o cielo, L'ora della vendetta al petto anelo!.. Ma forse ignara al Veneto Ella giurò sua fede... Forse tuttor colpevole La misera noi crede... Ma il padre... F ignominia .. L' onor degli avi miei...
ATTO
Gol sangue di quel perfido Tutto lavar dovrò. (Tre anziani appariscono di mezzo agli alberi) Sia Svaran vendicato,
E il suo tetto non più contaminato ! Iva. (risoluto)
Vendetta, sì giurai Sulla paterna fossa; Del dì novello ai rai Esulteran quell' ossa. A lei d' eterne lacrime Forse cagion sarò... Segua che puote, a compiere La mia vendetta io vo ! Coro (che ritorna)
La tua vendetta a compiere Vieni con noi ! Ivi. Verrò. Coro E scenderà terribile
Sul vii che t' oltraggiò.
SCENA IV.
L' esteriore della casa di Lida dalla parte del Da- nubio. - Porta d' ingresso da un lato a pianterreno, dal- l' altro una scala di pietra, alla cui cima è una porta chiusa. Il fiume a pochi passi distante attraversa la scena. Spessi alberi e canne lungo il margine. Il cie- lo è nero, e la luna vi traspare a traverso le nubi. In lontananza scorgonsi dei lumi che traspajano dai di- versi casolari del villaggio sparsi qua e là per quanto ne occupa la visuale - Dopo brevi istanti scorgesi una barca, in cui è Cornai, stringere alla ripa dietro la mac- chia e i sassi. Appena si è avvicinata, apresi a un se- gno lentamente la porta di sopra la scala. La barca sparisce. Indi Veniero avvolto in un mantello, scende rasente il muro ov' è uno sporto di legni e ginestre. Arrivato all'ultimo scaglione si fermi a guardare la sua casa.
Veniero e poi Lida
Vew. Involarmi ai perigli? Ah noi consente ^
Di questo cor la tempra ! . E V infelice ?
*
TERZO 25 E il figlio ?.. il figlio?... Se il partir li salva Partasi. - Lida, pargoletto mio, Lo sposo; il genitor vi dice addio !.. hw*(Uscendo daW altra porta, accorgendosi di Veti*
Venier mi fuggi ? e il puoi ? Ver. (Misero me ! qual voce ?)
Lida!
Lida E lasciar mi vuoi
Sola al supplizio atroce ? Ven. Mal leggi nel mio core
Quanto consiglia amore. Lida Amore !
Veic. Io vo' sottrarmi;
Al figlio, e a te serbarmi. Lida E a me lo lasci ?
Ven. O cara,
Cessa, mi strappi il cor ! Ah non mi far più amara Quest' ora di terror ! Lida Ebben ! fuggi; t' invola;
Piombi su me la morte. Soccomberò io sola Siili' ara dell' amor. Ven. O mia Lida ! un mar di pianto Qui sarà la mia dimora : Immolarmi a te d' accanto, Mi spaventa sol per te. Solo, abbietto, disperato,
Mi sarà men crudo il fato... Ti risparmia un duolo estremo, Che più fiero avrai di me. Lida Ah non vedi, o sventurato,
Che mi strugge il cor nel seno Un amore disperato Che maggior è assai di me ! Se dannata io sono al pianto, Vo' morire a te* d' ac canto; Seguirò tuo fato estremo Con fuggire insiem con te. Vieni quell'innocente A tor da sorte immane. Veh. A lui tu vola, e rie di:
Non fien deluse e vane
2o ATTO Le nostre spemi. Li da Meco Pure venir tu dèi... Lasciarti non saprei Un solo istante. Vin. O sposa,
Non dorme la vendetta; Ogni aura è perigliosa... Ora crudel s' affretta... Li da Non fia, non fia, Venier
Ven. Ebben, lo vuoi?... andiamo...
Ma Dada... Lida Non temer.
A due Teco per balze inospiti Affronterò il periglio; Teco fra insonni tenebre Divorerò il dolor. D' un raggio di letizia Ne fia conforto il figlio; Ci renderà più intrepidi Questo possente amor. {Entrano per la -porta a pianterreno) {Ricomparisce la barca con Coniai , il qua- le scende a terra inoltrandosi dubbioso*) Com. Quale indugio in tale istante !...
(5' ode rumore in mezzo agli alberi) Che sarà questo rumore?... Qual mistero in quelle piante ?..
(avvicinandosi dietro la porta) Su, Veniero, affretta il pie. (Escono Venier o e Lida , seguiti da M alvina por- tante un fardello, e un fanciullo per mano, che guidati da Cornai si avviano verso la barca.)
SCENA V.
Veniero, Lida, Comal, Malvina , e poscia Ivano con gli Slavi
Voci fra gli alberi
Fuggono !... di costà !..* Cono di Slavi (uscendo)
TERZO 21 Ivan ! eccoli*... là !....
(NelV atto che sta per imbarcarsi^ Veniero è circondato^) Ivano [Scagliandosi col pugnale a tradimento sopra Veniero , lo ferisce mortalmente). Muori, iniquo ! ... Lida, Comal, Malvina (ad Ivano) Oh Dio !
Che festi ? . . . Veniero (cadendo ad Ivano) Traditor !.,.
(A tal grido accorrono contadini e contadine da diverse parti con -fiaccole accese) Iva. Or son contento ... il padre
Ho vendicato ! (parte) Lida, Comal, Malvina e donne Orror ! Slavi Ei muor !
(ji questo punto la luna che risplenderà nel se- renò , si copre di oscura nube). Vin. Compiuta è la mia sorte !.. Tutto finì per me ! . Oh sete inestinguibile ... Sete di sangue !... Lida Ahimè !..
Yen. Ombra adirata ... attendimi ...
Verrò ! .. Lida Non proseguir !
Vbn. Addio ... mia sposa ! Oh patria! (A Comal stringendo la destra) Amico !...
Lida e Comal Oh rio mar tir !..
Ven. Ora solenne è questa !...
Esco ... da un doppio esiglio ...
Non maledirmi ... o Lida ...
Ti...raccomando...il figlio... Lida (con ambascia)
Per me tu spento !... io teco,
Teco, Venier, morrò !... Gom. Oh Ciel ! ti perdo !... amali
Giorni di duol vivrò. Ven. Non mi obliar... addio.*.
Io moro !...
28 ATTO TERZO
Lida (con grido acutissimo cadendo sul cadavere di Veniero) Ah \
CoMAL, MaLV!!U, CORO DI DONNE, E CONTADINI
Giel ! spirò. Coro Fu Svaran vendicato !
E il suo tetto non più contaminato ! Quadro analogo. Abbassi la tela.)
FINE,
Se ne permette la rappresentazione Per V Emo Vicario - D. Can. Scalzi Revisore
Se ne permette la rappresentazione Avv. Alessandro Ricci Curbastro Censore politico
Se ne permette la rappresentazione perla Deputaz. dei pubblici Spettacoli - C. Cardelli Deput.